DONNE IN RETE, NASCE L’OSSERVATORIO SU POLITICA E SALUTE

MESSINA, 9 APRILE – Un manifesto “per una politica qualificata e di passione”, dove prioritaria è la presenza delle donne – in modo davvero paritario – ma ancora di più lo è necessità di individuare “rappresentanti” che non “rappresentino” solo se stessi, i loro interessi, i loro amici. Questo quanto emerso dal secondo incontro svoltosi il 9 giugno al Cirs di Messina dove si sono costituiti tre gruppi di lavoro su altrettanti temi scaturiti dall’incontro dell’8 marzo nella Sala Ovale del Comune di Messina.

Ad aprire i lavori la presidente Maria Celeste Celi, che ha salutato con soddisfazione «la presenza di tante donne capaci di dare un contributo vero ai temi sul tappeto. E’ ormai evidente – ha detto Maria Celeste Celi – che garantire un maggiore equilibrio nei luoghi decisionali produce beneficio non solo alle donne. Ma perché questo accada è necessario che la scelta dei candidati si basi sui curriculum, sulle competenze». Si è tentato così di canalizzare le esperienze di ognuna delle partecipanti sui temi da approfondire e monitorare. Ha ottenuto subito adesione il progetto per la nascita di un “Osservatorio socio-sanitario di civiltà per la rinascita dei consultori familiari”, affinchè questi ultimi vengano rimodulati e riqualificati. Si assiste infatti ad una retrocessione di questi presidi che hanno segnato le tappe nella storia dell’emancipazione femminile. A coordinare i lavori di questo osservatorio sarà Luisa Barbaro (nella foto in basso), ginecologa pioniera dei Consultori a Messina che oggi più che mai potrebbero svolgere un ruolo fondamentale per la prevenzione e contro la violenza.

A coadiuvarla saranno un gruppo di volontarie “professioniste” del settore ed esperte in materie legali. Interessante, in tal senso, anche il suggerimento di Francesca Sindoni, esperto alla Regione per la Prevenzione e cura contro la violenza di genere, che ha richiamato le possibilità offerte in questo momento dalle disposizioni regionali sui percorsi sanitari in pronto soccorso per chi ha subito abusi sessuali, il cosidetto “Codice Rosa” a cui si potrebbe attingere per strutturare un piano di lavoro. Lo stesso gruppo si è detto disponibile a valutare anche progetti per l’educazione alla parità di genere nelle scuole.

Più articolato il dibattito sulla presenza delle donne in politica. Aurora Notarianni, vice presidente del Cirs, ha letto un suo documento intitolato “Il voto delle donne”, una carta di intenti che esprime dissenso nei confronti dei rappresentanti di partiti politici e coalizioni che continuano a escludere le donne anche dalla competizione alla più alta carica amministrativa della città. Nel documento ci si ripropone «di scegliere il candidato sindaco che avrà condiviso con le donne il programma di governo della città che ponga al centro innanzitutto la dignità e il rispetto dell’altro».

Il manifesto è stato già condiviso da Liliana Modica, ex assessore alla Pubblica Istruzione, che – non potendo partecipare all’incontro – ha voluto apprezzare con un suo intervento scritto il tentativo di “dare centralità al tema della presenza delle donne nel dibattito politico cittadino, condividendone l’impostazione fuori da schemi o da orientamenti politici”.

Sul documento – condiviso negli obiettivi anche dall’avvocato Cettina La Torre, responsabile del centro antiviolenza “Al tuo fianco”- si è aperto il confronto con Angela Bottari, storica esponente del Pd, che ha spostato l’attenzione – in linea con Carmen Curro, responsabile del Cedav, Centro donne antiviolenza – su come tutte le forzature che favoriscono l’entrata delle donne nei contesti della rappresentanza sono sempre un fallimento della politica e della cultura. E non sempre sortiscono l’effetto sperato. Alle ultime politiche i partiti hanno ovviato all’alternanza di genere candidando le stesse donne su liste diverse. E purtroppo le donne hanno accettato. Trasformando una opportunità in boomeramg, lasciandosi strumentalizzare per salvaguardare consolidate posizioni di potere.

Carmen Currò ha anche messo in evidenza come la presenza femminile negli ultimi anni – in alcuni incarichi del governo nazionale e locale – sia comunque notevolmente aumentata. L’esigenza dunque oggi è andare oltre.

«Firmare un documento in cui si chiede a candidati ed esponenti di partito di sottoscrivere un patto che renda davvero paritaria la presenza in politica o nelle amministrazioni? – ha chiesto provocatoriamente la Bottari – Bene. Posso anche firmare. Ma oggi occorre anche uscire dalle strettoie della semplificazione».

«Chi sceglie di fare politica – ha spiegato Carmen Currò – non può limitarsi ad affermare un generico sostegno a tematiche femminili, più interessante è invece il richiamo a dare sostegno a coloro che pongono al centro del loro programma la dignità e il rispetto dell’altro e di chi non ha voce».

Non è mancato l’appello – avanzato da Luciana Nunnari e Anna Tarantino – a spingersi oltre, con una lista fatta da sole donne e un programma che raccolga le azioni da realizzare per permettere di costruire città su misura soprattutto di donne e bambini. Ma oltre i tempi troppi ristretti non lo consente lo spirito dell’iniziativa portata avanti dal Cirs che mira con questi progetti a far da cane da guardia su temi importanti per la crescita sociale, civile e culturale della città.

A questo incontro – coordinato dalla giornalista Graziella Lombardo – erano presenti anche Patrizia Raciti, Manuela Miroddi, Sonia Padalino, Manuela Calbo, Elisabetta Reale, Giovanna Zagami, Adriana Ferruccio e Melania Billè.

 

 

Ecco il manifesto “Il Voto delle donne” approvato a larga maggioranza, con i distinguo di Carmen Currò ed Angela Bottari, che si sono rese invece disponibili a stilare per i prossimi incontri un documento che elenchi anche una serie di azioni mirate a migliorare le condizioni di vivibilità, “utili” alle agende politiche dei candidati.

IL VOTO DELLE DONNE

Abbiamo atteso l’ultima candidatura a sindaco della città di Messina prima di esprimere il nostro fermo e motivato dissenso nei confronti dei rappresentanti di partiti politici e coalizioni che continuano ad escludere le donne, dopo le elezioni regionali e politiche, anche dalla competizione alla più alta carica amministrativa della città.

Siamo impegnate nella società e nella famiglia, nelle professioni, nell’organizzazioni culturali, nelle associazioni, paghiamo le tasse e molti conti lasciati in rosso da governanti uomini maldestri, nella migliore delle ipotesi. Siamo perfettamente in grado di esprimere e realizzare una visione strategica per lo sviluppo della città di Messina. Abbiamo sottoscritto un patto di desistenza, per fare ciò è necessario esserci. E noi ci siamo. La parità di genere non è una rivendicazione, è un diritto che la nostra Costituzione prevede all’articolo 51 da settanta anni.

Diritto al quale non abbiamo mai rinunciato e che intendiamo esercitare. Sceglieremo il candidato sindaco che avrà indicato una giunta per il governo della città che prevede paritariamente uomini e donne, che scelga le donne come gli uomini secondo la loro competenza, per l’attività che saranno chiamate a svolgere e non per appartenenza, per obbedienza o per vincoli di sangue.

Il voto delle donne e per le donne non si chiede si conquista.

 

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