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Storia del Cirs

La nascita del C.I.R.S., allora C.I.D.D., risale agli inizi degli anni ’50, quando un gruppo di donne, particolarmente sensibili ai problemi sociali, cominciò a riunirsi in una sede di Roma al fine di studiare, far conoscere e sostenere donne in stato di disagio ed in particolare per quelle donne entrate nel giro della prostituzione.
Il 16/2/1950 si costituì ufficialmente il C.I.D.D., Comitato Italiano di Difesa morale e sociale della Donna. Un gruppo di donne, politicamente molto attivo, come l’on.le Pia Colini Lombardi, la sen. Lina Merlin, l’on.le Angela Cingolati Guidi, l’On.le Maria Federici, l’ on.le Maria Jervolino, la dott.ssa Olga Barbieri, la dott.ssa Teresita Scelba ed altre ancora, si concentrò sullo studio delle condizioni reali delle “case chiuse” e sostenne il progetto di legge, che ne stabiliva l’abolizione e contestualmente prevedeva l’assistenza alle donne che decidessero di “cambiare vita”.
La suddetta legge ebbe un iter molto lungo e farraginoso.
Solo nel 1958, la legge n. 75 venne approvata e divenne nota col nome di “Legge Merlin”.
Vennero nominate delle Rappresentanti Provinciali, scegliendole tra le persone altamente qualificate, che, in regime di volontariato, prestassero la propria collaborazione.
La struttura organizzativa del CIDD, nonostante iniziò ad essere operativa nel 1957, fu sancita dallo Statuto approvato il 26/05/1959 con Decreto del Capo dello Stato del 18/12/1961 ottenne riconoscimento giuridico come Ente Morale, la cui Presidente fu l’on.le Pia Colini Lombardi.
La Sede Provinciale di Messina, operativa nel 1957, fu costituita ufficialmente nel 1959, presieduta dalla Dott.ssa Maria Celeste Celi Curatolo, già nota nell’ambiente cittadino e della Curia per il suo notevole impegno in attività sociali e per il coraggio e la forte determinazione nell’affrontare e superare la mentalità del tempo. Vice -rappresentante provinciale Tesoriera fu Concettina Bottaro.
La Dott.ssa Curatolo Celi si impegnò nel costruire una rete di rapporti sociali, coinvolgendo forze socio-culturali, politiche e religiose cittadine, per programmare tutte quelle attività volte al recupero di donne in stato di disagio.
L’obiettivo prioritario fu quello di restituire alle donne in difficoltà quella dignità morale che esperienze di vita complesse avevano messo in crisi.
L’opera di assistenza si svolgeva inizialmente con interventi sul territorio, nei quartieri sottosviluppati della città.
A tal fine si istituì un Servizio di Segretariato Sociale, con sede in Via Santa Maria La Porta n.9, con funzione di raccogliere tutte le segnalazioni provenienti da privati, da Istituzioni Ospedaliere, da Enti Pubblici etc..
Assistenti sociali che si sono distinte per il loro impegno furono Grazia Basile e Maria Irrera Piccolo.
L’attività di assistenza economica che, in un primo periodo, era stata possibile solo grazie ai contributi versati da un gruppo di volontarie molto sensibili che gravitavano intorno al CIDD, in seguito alla approvazione della Legge n.75/1958 ed alla previsione Statutaria dell’Ente, fu ampliata attraverso contributi pubblici del Ministero dell’Interno (tramite le Prefetture).
Il percorso di recupero all’interno del CIDD rese necessarie vari tipi di intervento assistenziale e di reinserimento sociale e passò attraverso varie tappe: l’accoglienza in una Casa Famiglia, l’indipendenza economica legata al lavoro, la libertà della conoscenza e della cultura, il riscatto personale, l’autonomia anche dalla mentalità indifferente e giudicante del tempo.
Il primo Centro di Accoglienza fu costituito da una villa di antica costruzione, sita in Sant’Agata località Principe; vennero accolte donne prive di sostegno economico familiare ed educativo, spesso adolescenti in gravidanza, cui oltre all’assistenza materiale si cercava di trasmettere valori, anche relativi alle proprie responsabilità di donne e di madri.
La vita in casa fu improntata ad una conduzione di tipo familiare, dando alle donne ospiti spazi di libertà “protetta” per consentire di responsabilizzarsi e vivere una vita affettiva e psicologica il più possibile naturale e rispondente alle esigenze del loro sviluppo.
La conduzione della Casa era affidata ad un Direttrice, Maria Famulari, che, coordinando le attività e l’organizzazione interna, assumeva quel ruolo di guida e sostegno materno, di cui le ospiti avevano bisogno; veniva affiancata da un Governante, la sig.ra Rosalia Corrao e da una Assistente Sociale.
Emerse la consapevolezza del bisogno di valorizzare le inclinazioni naturali delle ospiti, motivandole allo studio (quasi tutte erano autodidatte) ed al lavoro.
Si costituì, quindi, una Cooperativa di Lavoro per pulizie “La Splendida”, costituita da un gruppo misto, ove prestavano la loro opera sia donne della Casa Famiglia che altre assistite.
Si organizzarono, pertanto, accanto a corsi di istruzione (Corsi di Educazione per adulti anni 1962/1963,corsi di Istruzione Popolare 1970) corsi di avviamento al lavoro (Corso di artigianato “Filo d’oro”, corso di qualificazione per abiti maschili anni 1964/1965, corso di qualificazione per confezioniste in serie di abiti di lavoro, anno 1970, corso di addestramento professionale per pantalonaie anno 1974-1975, corso di addestramento professionale per camiciaie anno 1976, corsi di decoratrice a mano anni 1981 e 1982).
Alla fase formativa seguì quella produttiva, realizzando nel tempo, un laboratorio per il confezionamento di abiti da lavoro in serie e con una impostazione operativa a catena di montaggio.

 

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Creare opportunitá di formazione e reinserimento al lavoro per giovani donne in stato di disagio sociale e/o vittime di violenze, ospiti della Casa Famiglia "La Glicine" e/o provenienti dal territorio. A tal fine organizza laboratori protetti e corsi di formazione.
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